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La nostra storia

Da Reale Opificio Borbonico a grande polo museale


Dall'editto di Re Ferdinando II di Borbone del 1843: “È volere di Sua maestà che lo stabilimento di Pietrarsa si occupi della costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua”.

Pietrarsa è uno dei luoghi simbolo della storia delle Ferrovie dello Stato Italiane, un ponte teso tra passato e presente che congiunge idealmente la Bayard ai sofisticati e velocissimi treni dell’Alta Velocità.

Una statua (una delle più grandi realizzate in ghisa in Italia), posta nel piazzale del complesso museale, mostra Re Ferdinando II di Borbone nell’atto di indicare il luogo dove costruire le prime officine ferroviarie delle Due Sicilie e dell’intera Penisola. Un’iscrizione ricorda che lo scopo del sovrano era di svincolare lo sviluppo tecnico e industriale del Regno dall’intelligenza straniera.

Sotto l’aspetto più propriamente storico-architettonico, il museo è quanto mai adatto all’uso cui è stato destinato, trattandosi in origine delle antiche officine borboniche nate nel 1840 per volere del re, in un’area prima chiamata “Pietra Bianca” e in seguito “Pietrarsa” dopo un’eruzione del Vesuvio che aveva portato la lava fino a quel punto della costa.

Oggi il museo rende possibile un'immediata rilettura, viva e critica, del duro lavoro svolto dagli operai che qui lavoravano nelle Officine di Pietrarsa. Un discorso storico volto a ricostruire le tappe dell'evoluzione del lavoro dell'uomo al continuo variare del rapporto fra lo stesso e la macchina.

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