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La storia del museo

1830- Ferdinando II di Borbone (1810-1859), appena salito al trono, fa costruire a Torre Annunziata una piccola officina per la produzione di materiale meccanico e pirotecnico per usi militari. L’iniziativa si inserisce nel processo di rinnovamento che il giovane Re, abbandonata la politica reazionaria dei suoi predecessori, mette in atto per affrancare il Regno delle Due Sicilie dalla supremazia industriale e tecnologica straniera.

1837 Per seguire meglio i lavori dell’officina, Ferdinando ne ordina il trasferimento presso la Reggia di Napoli, affidandone la direzione al tenente Luigi Corsi inventore delle famose “palle incendiarie” resistenti all’acqua e capaci di dis -truggere, incendiandole, intere navi.

1839 -3 ottobre. Viene inaugurato nel Regno il primo tratto ferroviario italiano lungo 7.406 metri: da Napoli a Portici in 10 minuti. Il treno inaugurale era composto da due convogli trainati da locomotive gemelle: la Bayard e la Vesuvio, progettate dall’ingegner Armand Bayard de la Vingtrie, su prototipo dell’inglese George Stephenson. L’evento è stato immortalato nel famoso quadro di Salvatore Fergola. Lo sviluppo delle strade ferrate è la punta di diamante della strategia politicoeconomica del sovrano. Occorreva quindi individuare un luogo più ampio dove realizzare un nuovo e più grande opificio in grado di provvedere alla costruzione di materiale ferroviario. La scelta cade su Pietrarsa, l’antica Pietra Bianca divenuta Pietrarsa dopo essere stata raggiunta e “arsa” dalla lava del Vesuvio durante l’eruzione del 1631. Pietrarsa confina con i comuni di Portici, S.Giovanni a Teduccio e S.Giorgio a Cremano.

1840 - 6 novembre. Viene emanato il decreto reale per l’acquisto di una prima parte del terreno. Quattro anni dopo fu acquistata anche una zona adiacente al terreno situata tra la spiaggia, il mare e la ferrovia, con notevoli vantaggi per il trasporto dei prodotti che può essere effettuato sia da terra che da mare.

1842 E’ ormai realizzato il primo edificio del nuovo complesso: la Torneria. Nell’Officina lavorano circa 200 operai.

1843 - 22 maggio. Un editto reale ordina: “E’ volere di Sua maestà che lo stabilimento di Pietrarsa si occupi della costruzione delle locomotive, nonché delle riparazioni e dei bisogni per le locomotive stesse degli accessori dei carri e dei wagons che percorreranno la nuova strada ferrata Napoli-Capua”.

1844 - 28 giugno. Entrano nelle officine per la grande riparazione (cioè lo smontaggio completo e la revisione di tutte le parti del mezzo) le prime due locomotive a vapore: l’Impavido e l’Aligero, di fabbricazione inglese.

1845 Inizia a Pietrarsa la costruzione delle prime sette locomotive costruite con materiali inglesi su modello della locomotiva Veloce acquistata in Inghilterra nel 1843. Questi i nomi delle locomotive: Pietrarsa, Corsi, Robertson, Vesuvio, Maria Teresa, Etna, Partenope. Le locomotive si aggiungono a quelle di fabbricazione inglese arrivate nel regno tra il 1842 e il 1844: Papin, Pompei, Sorrento, Ercole, Parigi, Lampo, Freccia. 10 dicembre. Lo Zar Nicola I di Russia visita le officine su invito di Ferdinando. L’interesse e l’ammirazione per il complesso è tale che lo Zar ordina al suo ingegnere Echappar di rilevare la pianta dello stabilimento con la sistemazione delle macchine, perché venga riprodotta esattamente nel complesso industriale di Kronstadt in costruzione in Russia.

1847 L’opificio è in pieno sviluppo, vi lavorano 500 operai. Il complesso si è arricchito di nuovi edifici che si aggiungono alla Torneria: l’officina delle locomotive, la gran sala costruzioni con macchine utensili, impianto di trasmissioni, banco per aggiustatori e grandi gru; la fonderia; il reparto per le lavorazioni delle caldaie; il reparto fucineria; la sala modelli con ampi magazzini; la palazzina della direzione con la biblioteca e il gabinetto di chimica.

1849 23 settembre. Il Papa Pio IX, ospite del re Ferdinando, visita le officine.

1852 18 maggio. Viene fusa a Pietrarsa la grande statua in ghisa di Ferdinando II.

1853 Pietrarsa è all’apice del suo sviluppo e della sua capacità produttiva: è il primo nucleo industriale d’Italia (precede di 44 anni la fondazione della Breda e di 57 anni quella della Fiat). Vi lavorano quasi 700 operai. Prodotti in ghisa realizzati nelle officine sono esposti a Napoli all’Esposizione di arti e manifatture del 1853. Viene aperta al culto la chiesa di Maria SS Immacolata, costruita di fronte all’entrata dell’opificio. Dopo la demolizione della chiesa, per necessità tecniche, agli operai viene concesso di costruire in ogni reparto dei piccoli tabernacoli, alcuni dei quali si sono conservati fino ad oggi.

1860 Nel mese di settembre Giuseppe Garibaldi visita Pietrarsa. Giunge senza preavviso e si fa guidare tra i reparti da un guardiano delle sale. Cade il Regno borbonico. L’anno successivo, con l’unità d’Italia, Pietrarsa passa in gestione al Governo italiano.

1861 luglio. L’ingegnere Sebastiano Grandis, incaricato dal Governo di redigere una relazione sull’ex opificio borbonico di Pietrasa, presenta una relazione negativa sull’attività delle officine (costo eccessivo dei materiali e dei prodotti, eccedenza di personale, lontananza dalla stazione di Napoli, e altro). Grandis sconsiglia quindi la gestione governativa del complesso e ne propone la vendita a privati o addirittura la demolizione.

1863 Il Governo cede Pietrarsa in gestione alla ditta Bozza che adotta subito una dura politica di licenziamenti e restrizioni che causano malcontento e azioni di protesta da parte degli operai. Fino ad arrivare ai violenti scontri del 6 agosto quando 30 bersaglieri caricano le maestranze provocando la morte di 7 operai e il ferimento grave di altri 20. Dopo l’agosto di sangue, Bozza chiede la rescissione del contratto d’appalto. L’Opificio viene, quindi, dato in gestione alla Società Nazionale di Industrie Meccaniche. Nei 7 anni della nuova gestione, vengono costruite, tra l’altro, 150 nuove locomotive ed eseguite 72 grandi riparazioni. La Società Nazionale non riesce però a risollevare le sorti finanziarie delle Officine.

1875 Nonostante i lusinghieri successi internazionali (all’esposizione Universale di Vienna del 1873 viene premiata con una medaglia d’oro una locomotiva merci costruita a Pietrarsa), la forza lavoro viene ridotta a 100 operai.

1877 Per evitare la chiusura del complesso, lo stato avoca a sé la gestione della Società nazionale e affida la direzione dello stabilimento di Pietrarsa all’ingegner Dionisio Passerini che riesce in breve tempo a risollevarne le sorti. Con la specializzazione di macchinari e operai, i prodotti migliorano di qualità e i costi si abbassano. Fino al 1885, vengono costruite 110 locomotive, 845 carri, 280 vetture ferroviarie, caldaie a vapore e altro materiale ferroviario. Le locomotive costruite a Pietrarsa sono utilizzate su tutta la rete italiana.

1905 1° luglio. La gestione delle ferrovie nazionali viene assunta dallo Stato italiano che assume anche quella dell'officina di Pietrarsa che mantiene la sua specializzazione ferroviaria. Per perfezionare i processi di lavorazione, si effettuano grandi interventi di ristrutturazione, si rinnovano macchinari e viene installato materiale più moderno e funzionale (1906 - 1915).

1920 - 1930 Proseguono i lavori di ammodernamento dello stabilimento e viene riprogettata l’intera organizzazione del lavoro, per potenziare al massimo il rendimento dell'officina.

1947 - Dopo il secondo conflitto mondiale, la diffusione delle locomotive diesel ed elettriche segna il rapido declino delle locomotive a vapore che verrano utilizzate solo per il trasporto merci e per i servizi sussidiari. La fine del vapore accompagna il lento ma inevitabile declino di Pietrarsa che viene adibita esclusivamente alla Grande Riparazione delle poche locomotive a vapore rimaste in circolazione.

1966 – La rapida affermazione dei nuovi mezzi di trazione induce l’Azienda FS a considerare la possibilità di chiudere lo storico impianto vesuviano.

1975 - 15 novembre. Le Officine di Pietrarsa vengono ufficialmente chiuse. Il 20 dicembre lascia l’impianto la GR 640-088, l’ultima locomotiva che ha effettuato la Grande Riparazione a Pietrarsa.

1977 - L’ex Opificio borbonico di Pietrarsa diventa, con delibera del Consiglio di Amministrazione FS, sede del primo Museo Nazionale Ferroviario.

1982 - 9 giugno. Nel grande capannone ex Montaggio, completamente restaurato, entra la 290-319, la prima delle locomotive che racconterà ai visitatori la storia del vapore e della nascita delle Ferrovie italiane.

1989 - 7 ottobre. E’ inaugurato ufficialmente il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, in occasione delle celebrazioni per i 150anni delle Ferrovie italiane